Romagna Tech accelera l’innovazione

Romagna Tech accelera l’innovazione

𝗥𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮, 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 su settori strategici, riconducibili al modello Industria 5.0, per mettere in sinergia i principi della sostenibilità e le innovazioni digitali come IoT, big data e intelligenza artificiale.

Un punto di riferimento per l’innovazione è 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗧𝗲𝗰𝗵, che grazie all’integrazione tra industria, università e ricerca mette aziende e start up in grado di rispondere alle sfide del futuro con soluzioni innovative, sostenibili e personalizzate.

Il presidente 𝗘𝗻𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗦𝗮𝗻𝗴𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶 spiega come nell’intervista rilasciata ad Emilia Romagna Economy (https://emiliaromagnaeconomy.it/romagna-tech-accelera-linnovazione/), che riportiamo di seguito:

 

Romagna Tech accelera l’innovazione

Martina Rossi – 27/03/2025

Enrico Sangiorgi, presidente di Romagna Tech, racconta come la società consortile supporta imprese e start up nell’evoluzione verso l’Industria 5.0

Romagna Tech è un punto di riferimento per l’innovazione in Emilia- Romagna, con un ruolo chiave nel trasferimento tecnologico, nella ricerca applicata e nel supporto alle imprese e start up.

Il presidente Enrico Sangiorgi spiega come la società consortile favorisca la trasformazione digitale e sostenibile del territorio, affrontando le sfide dell’Industria 5.0 e creando connessioni tra aziende, università e istituzioni.

 

Qual è il ruolo di Romagna Tech nel promuovere l’innovazione sul territorio?

«Romagna Tech è un rilevante catalizzatore per l’innovazione del territorio in cui opera, prevalentemente romagnolo. Supporta le imprese in ambiti come la ricerca applicata, il trasferimento tecnologico e l’accesso ai finanziamenti su settori strategici riconducibili al modello Industria 5.0, che mette in sinergia i principi della sostenibilità e le innovazioni digitali come IoT, big data e intelligenza artificiale.

Vanta inoltre un’esperienza ventennale nel supporto all’imprenditoria innovativa, attraverso la gestione di spazi di coworking e incubatori e l’erogazione di servizi specialistici. Attualmente Romagna Tech gestisce tre spazi: l’incubatore Torricelli a Faenza, U-Start Bassa Romagna e il laboratorio aperto Casa Bufalini, promossi rispettivamente da Comune di Faenza, Unione dei Comuni della Bassa Romagna e Comune di Cesena.

L’ecosistema creato da Romagna Tech promuove l’integrazione tra industria, università e ricerca, cercando di mettere aziende e start up in grado di rispondere alle sfide del futuro con soluzioni innovative, sostenibili e personalizzate».

 

Quali sono i principali settori in cui state supportando le aziende e le start up in questo momento? E in che modo le supportate?

«Romagna Tech è impegnata in vari settori chiave in cui si stanno concentrando interesse e impegno da parte del tessuto economico locale: tecnologie digitali come Industrial IoT, intelligenza artificiale e machine learning, piattaforme per la gestione dati, big data e blockchain.

Sui temi dell’Industria 5.0, stiamo sviluppando servizi per la progettazione e prototipazione rapida seguendo un approccio di design circolare, reingegnerizzazione di dispositivi e macchine in ottica dei nuovi paradigmi, come ad esempio processi di produzione con tecniche di additive manufacturing, uso di materiali innovativi e riduzione dell’impatto energetico.

Il nostro metodo parte sempre da un’analisi approfondita delle esigenze delle imprese, per poi individuare un percorso di sviluppo condiviso. Si tratta quindi di un’attività estremamente personalizzata: ogni progetto è unico e specifico per il singolo cliente.

Anche per le start up, accanto all’offerta di spazi attrezzati, definiamo dei pacchetti personalizzati di servizi a supporto, che possono riguardare la definizione del modello di business, la consulenza strategica per il fundraising, il networking con investitori e imprese, seguendo un approccio di open innovation».

 

Quali sono i punti di forza e le criticità dell’ecosistema innovativo in Emilia-Romagna rispetto ad altre regioni italiane?

«L’ecosistema dell’innovazione in Emilia- Romagna, tra i più competitivi e solidi in Europa, è il risultato di una strategia partita oltre venti anni fa e fortemente sostenuta dall’amministrazione regionale.

Questo è stato possibile grazie anche alle caratteristiche del tessuto regionale: l’Emilia- Romagna vanta una lunga storia di eccellenza in ambito industriale, caratterizzata da una forte propensione delle imprese a investire in soluzioni tecnologiche avanzate.

Accanto alla tradizione, la regione ha saputo investire in settori emergenti e abilitanti (aerospace, high-performance computing, ad esempio), che avranno ricadute positive su diversi dominii. Sarà fondamentale riuscire a concretizzare, sulle diverse aree territoriali e imprese, anche quelle meno sensibili all’innovazione, le applicazioni di queste tecnologie, cosa che richiederà un grosso sforzo di adattamento culturale e aggiornamento tecnologico.

In quanto alle criticità, l’Emilia-Romagna, dentro al contesto europeo, sconta delle debolezze rispetto agli altri player internazionali. Settori strategici, come quello dell’intelligenza artificiale, caratterizzato da una value chain molto “profonda”, dai semiconduttori, al design dei super-chip, al software applicativo, rischiano di essere appannaggio di altri ecosistemi e in particolare di quello asiatico-statunitense.

Sono presenti lodevoli iniziative europee e nazionali (ad esempio, l’European Chips Act e il nuovo centro di ricerca nazionale Fondazione Chips-IT) che comunque rischiano di essere fuori scala rispetto alle ingenti risorse mobilitate in Asia e negli USA».

 

Quali consigli darebbe a un giovane imprenditore che vuole avviare una start up nel nostro territorio?

«Gli direi di rivolgersi a Romagna Tech! Battute a parte, penso che avviare una start up in Emilia-Romagna sia un’opportunità eccellente grazie alle risorse, al supporto e all’ecosistema innovativo che la regione offre.

L’Emilia- Romagna offre infatti una solida rete di incubatori, acceleratori e spazi di coworking (come Romagna Tech), che possono supportare aspiranti imprenditori fin dal primo passo del percorso imprenditoriale.

Questi luoghi offrono non solo spazi di lavoro, ma anche accesso a mentori, esperti del settore e opportunità di networking. La regione offre inoltre programmi di co-finanziamento che possono essere strategici per investire su ambiti tecnologici, di marketing e promozione.

Ciò che invece non è sviluppato, ed è una criticità a livello nazionale, è l’accesso a fondi di seed e venture capital, sicuramente un elemento di debolezza che rende difficili investimenti iniziali e scaling up. Anche per questo è fondamentale rivolgersi a strutture qualificate e solide, che possano attivare contatti proficui con investitori».


Quali sono le sfide e le opportunità che caratterizzeranno l’innovazione in Romagna nei prossimi 5-10 anni? Quale ruolo avrà Romagna Tech in questo contesto?

«L’adattamento alle tecnologie avanzate sarà sicuramente una sfida importante: oggi si parla tanto di intelligenza artificiale, le cui potenzialità applicative sono ancora tutte da studiare, verificare, validare. Proprio per questo – e per il mio ruolo professionale di professore universitario –, però, considero che la sfida e al tempo stesso l’opportunità principali siano una, ovvero quella del capitale umano.

Il nostro territorio, e più in generale il nostro Paese, dovrà investire su una forza lavoro altamente qualificata in settori come la data science, la robotica, l’intelligenza artificiale, l’analisi dei big data, ovvero su quei settori che stanno imprimendo alla società un cambio di paradigma netto e veloce.

Da un lato, serviranno programmi formativi altamente specialistici, dall’altro si devono creare le condizioni socioeconomiche perché queste competenze restino sul territorio, facendo maturare nelle imprese la consapevolezza della leva strategica rappresentata dalle risorse umane.

Romagna Tech avrà un ruolo importante in questo contesto, facilitando le imprese nell’adozione di processi innovativi attraverso infrastrutture, servizi e un network integrato di competenze derivanti da ricerca, imprese e istituzioni.

Il nostro è un lavoro che deve sempre saper coniugare l’anticipazione di visioni innovative, di frontiere tecnologiche, con le pressioni e le propensioni che le imprese manifestano nel breve/medio periodo».

 

 

 

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